“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

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Caserta “città malinconica”: le cinque fortune di Carlo Marino

In quanti, a Caserta, sanno cosa sono il Bilancio preventivo e consuntivo di un Comune? Un articolo non deve mai cominciare con una domanda. Ma Vanvitel.li, ve ne accorgerete, non è un giornale.

La risposta è facile: pochi. Anche dentro il Consiglio comunale: un suo rappresentante, il leghista Alessio Dello Stritto, ha confessato di aver cercato su Google il significato dei “residui passivi”. Questa è la prima fortuna di Carlo Marino, segnatevela.

L’attuale primo cittadino in Aula consiliare ha ripetutamente ricordato a tutti che lui dal 2027 non lo sarà più. Come a dire “Ve la piangerete da soli”. E ha incassato l’ok del Consiglio comunale al Bilancio consuntivo: 19 voti a favore, 12 contrari. Se andate di fretta e quello che state leggendo non vi piace proprio, passate alla sintesi del Consiglio che ha redatto CasertaNews, il primo sito web incaricatosi di trasmettere “il verbo” ai casertani.

Ha una maggioranza quasi “bulgara”, Marino. Una maggioranza inscalfibile. E chi se ne frega che qualche giorno fa hanno arrestato un suo assessore, due dirigenti e un dipendente comunale. “Questo Bilancio non è un atto politico”, si ostina a ripetere. E invece, ovviamente, lo è. Qualcuno prova a farlo notare, ma i 19 “culi di pietra” della maggioranza non se ne curano. E vanno pure di fretta. Dopo circa 4 ore di “dibbbattito”, chi segue lo “streming” (d’ora in poi chiamiamolo così pure noi, dopo l’imprimatur di un emozionato neoconsigliere) sentirà una riconoscibilissima voce femminile che incita in dialetto a votare in fretta.

C’è un evidente e garbatissimo “gioco delle parti” tra l’opposizione e Marino. Quasi tutti gli riconoscono di essere “un buon amministratore”, “un ottimo oratore”, “un affabulatore”. In proposito, c’è pure da notare che il gioco del “cambia maglia”, ormai abituale nella Serie A di Calcio, a Caserta è diventato da decenni imprescindibile protocollo. Se non sei stato almeno una volta di qua, non puoi candidarti di là.

Anche l’assessore ora agli arresti domiciliari, Massimiliano Marzo, lo ha fatto. Era consigliere di centrodestra nell’amministrazione Del Gaudio, mentre in Consiglio lo aveva preceduto il fratello Paolo in quella coalizione “di centrosinistra” guidata da Nicodemo Petteruti che fece le scarpe ai due schieramenti tradizionali. Marino imparò la lezione e, all’atto della sua ricandidatura dopo i primi 5 anni, sposò prima del ballottaggio la formazione che proprio Marzo con Emiliano Casale, un altro ex assessore di centrodestra, aveva portato a risultati elettorali spaziali, quelli finiti all’osservazione della Direzione Distrettuale Antimafia e della Procura della Repubblica. Una formazione che sovrasta il Pd e che oggi è forte di sette consiglieri. Di che idea politica precisa sono questi “eletti”? Non è dato saperlo, a loro basta il “buon governo” vantato da Marino. Un atto di fede. La seconda fortuna di Marino.

Il sindaco, che di suo ha un carattere non proprio “ecumenico”, durante quest’ultimo Consiglio un po’ si è stufato dei consiglieri dell’opposizione che provavano a fargli le bucce. Pasquale Napoletano e Paolo Santonastaso si erano letti le carte e avevano scovato “errori” e “warning” (l’inglese piace, in Comune) perfino nel comunicato stampa che ha tuffato nell’acqua santa 24 ore prima il voto sul Bilancio. Maurizio Del Rosso lo sfruculiava non poco. E allora Marino se n’è uscito all’improvviso con un’intemerata pienamente politica sull’autonomia differenziata, il premierato, l’attacco ai poveri da parte del governo Meloni e ha pure chiamato Santonastaso “fascista” e “forcaiolo”. Un classico espediente per buttare il Consiglio “in caciara”. Poi, prima ancora che le agenzie di stampa battessero il lancio da Montecitorio del deputato meloniano Marco Cerreto che lo accusava di “spettacolo indegno” e gli suggeriva sibillinamente di “pensare al suo futuro, che è diverso da quello di fare il sindaco”, ha detto che le parole non erano per Santonastaso ma per il suo “atteggiamento”, rivendicando di essere “contro le destre”.

I 19 della maggioranza non hanno partecipato più di tanto alla questione, pure tra loro ci sono ex del centrodestra. Lo ha fatto un poco il dem Andrea Boccagna. In precedenza – i dem sono solo 4, ma Roberta Greco era assente, aveva fatto sapere giorni fa Il Mattino, perché impegnata nella organizzazione del suo matrimonio – era intervenuto il dem Matteo Donisi, ribadendo le sue pesanti critiche all’amministrazione Marino. In un post Facebook aveva scritto pochi giorni fa che l’esecutivo non si può inquadrare nel centrosinistra e di non avere avuto, negli ultimi anni, agibilità politica. Poi se n’è andato e non ha votato. Boccagna si è “dispiaciuto” per i “motivi di lavoro” di questo suo abbandono e gli ha mandato a dire di aver parlato in Consiglio di un Pd diverso da quello presente in Consiglio, che invece avrebbe votato a favore: cioè lui e Giovanni Comunale. Questa è la terza fortuna di Carlo Marino.

La minoranza ha votato contro, pure Romolo Vignola e Dino Fusco che tengono in gestione la nascita di un Gruppo Psi con Gianluca Iannucci, che invece è in maggioranza e ha votato a favore. Bella la citazione di Nenni da parte di Vignola: a fare i moralisti si finisce per essere moralizzati. Perché in Consiglio sono tutti garantisti, sull’inchiesta che ha indagato per voto di scambio (“voti a 50 euro”) pure l’assessore Casale. Che non si è dimesso e minimamente ci pensa, favorito per ora da un sindaco che aspetta “il Riesame” sugli arrestati, pur non smentendo completamente le voci ad arte create su un prossimo azzeramento della giunta.

Quello che chiede anche Raffaele Giovine di Caserta Decide, in attesa di un’auspicata rivisitazione di metodi, strategie e prospettive nell’amministrazione. Per ora, Marino si tiene strette le pesanti deleghe di Marzo e di Carmela Mucherino, la 5Stelle dimessasi dalla Giunta in osservanza al “protocollo” del partito di Giuseppe Conte. “Ma devo dire – aveva fatto sapere il deputato grillino Agostino Santillo – che con noi Marino si è comportato sempre bene”. Questa è la quarta fortuna di Carlo Marino.

“Caserta è una città malinconica, molto malinconica”: così ha detto un consigliere della minoranza. Si riferiva al degrado cittadino che lo stesso sindaco ammette: “Mi potete attaccare sulla manutenzione”. Il degrado che il Maestro Franco Tontoli su Il Mattino ha ornato di “ciglia” e “basettoni”, a proposito del verde pubblico arrivato ad altezze e ampiezze “mai viste”.

Città malinconica e essenzialmente distratta, come 23 anni fa scrisse Antonio Pascale in un libro divenuto famoso (inutilmente, lo possiamo dire?). Questa è la quinta fortuna di Carlo Marino.

(Angelo Vitale)