“La situazione è delicata, leggiti l’interdittiva antimafia”. E va bene, non sempre posso fare di testa mia, qualche volta devo stare a sentire i suggerimenti. Me la sono letta – non è un’interdittiva -, e l’ho pure commentata in prima battuta con un amico. “E’ un po’ fumosa”, diceva lui.
Poi mi sono letto il comma che dispone questa comunicazione all’EdilMarzo di tre paginette e mezza firmata dalla viceprefetto Gaia Peirce. E ho capito che non è che uno si legge queste carte e poi ci fa subito l’anteprima del libro che sbancherà le vendite di “Gomorra”, copiaincollando a go go.
Perché “non possono formare oggetto della comunicazione (…) elementi informativi il cui disvelamento sia idoneo a pregiudicare procedimenti amministrativi o attività processuali in corso, ovvero l’esito di altri accertamenti finalizzati alla prevenzione delle infiltrazioni mafiose”.
Se uno non legge questo comma (mo’ scommetto che qualcuno scriverà che lo ha sempre saputo) non riesce a spiegarsi l’accurata elencazione di note a margine del testo, facendo la conta di alcuni frammenti della vita delle persone che nomina, in un accostamento tra loro che la Prefettura ritiene ci sia sulla scorta degli atti a sua conoscenza e che solo parzialmente segnala espressamente.
Nella comunicazione si parla di Massimiliano Marzo (con riferimenti alle accuse che lo hanno portato in carcere) e del fratello Paolo, si parla di Emiliano Casale, si delinea ripetutamente il quadro del “cartello elettorale” dei Moderati a sostegno del sindaco Carlo Marino (citato perché fotografato all’esito del ballottaggio in compagnia di esponenti della criminalità locale). Si ricorda quella famosa lite sfociata nel sangue tra esponenti dei due diversi gruppi criminali, Capone e Rondinone, che secondo i magistrati sostenevano Marzo e Casale. Una lite che quando accadde molti collegarono proprio alla “campagna elettorale” in corso. Si scrive di un “direttore artistico” di una manifestazione organizzata al Belvedere di San Leucio, con a margine l’indicazione dei suoi precedenti penali e più di una nota societaria, oltre al riferimento del suo “padrinato” di una figlia di uno dei Capone.
Si scrive di Paolo Marzo nella citazione di un pentito, con riferimenti ad appalti comunali trascorsi e a un poliziotto di cui fidarsi (il fratello dell’ex assessore arrestato fu consigliere di punta della maggioranza che sosteneva l’amministrazione Petteruti).
Non ci sono riferimenti a qualche altro clan che le inchieste non solo giornalistiche dicono operativo a Caserta – nelle stesse circostanze temporali di queste vicende – per il traffico di stupefacenti, l’estorsione, il riciclaggio, l’usura. Abituali reati, i primi due. Reati a mio parere di interesse significativo, il terzo e il quarto. Perché con il riciclaggio la criminalità organizzata, di prassi in tutta Italia – lo dicono le cronache più diverse -, entra nelle piccole e medie imprese, controllandole e proteggendole nell’economia e nella vita sociale di un territorio, preservandone le relazioni. Con l’usura, può tenere invece in pugno anche la persona più serena di una città, manipolandola e gestendola sempre su quel territorio, qualunque professione o incarico essa svolga. Succede. Ma in questa comunicazione non se ne scrive.
(Angelo Vitale)