Doverosa premessa: desidero con tutto il cuore che stasera – sto scrivendo alle 18.30 circa – la Casertana rifili alla squadra ospite del Giugliano almeno tre pallette. Lo devo alla memoria di mio padre che mi portava al Pinto quando uno dei tanti fratelli Campanile vendeva le pizze in un recipiente di alluminio sulla Tribuna centrale.
Archiviato questo struggente particolare, qui c’è da parlar chiaro. Mica posso fare come i consiglieri comunali di centrodestra che solidarizzano con la Casertana costretta a giocare a porte chiuse e con i tifosi per il gusto di tirare un altro pomodoro in faccia a Carlo Marino. Conservateveli, costano.
Difficile sgomberare il campo dalla melassa, quando si discute di Casertana. E’ come con la Festa di Sant’Anna. Mica mi sono convertito all’Islam, se voglio sapere se tutti i i permessi degli stand della Festa della Vecchiarella nostra erano stati autorizzati come dicono le leggi. D’accordo?
Devo essere più chiaro con un altro esempio. Non è che perché De Laurentis ha vinto il terzo scudetto mi ci devo inginocchiare davanti come se fosse la Madonna di Fatima. Voglio chiedergli tutto quello che mi passa per la testa. Lo chiederei pure a Diego Maradona, tornasse a nascere.
E io da D’Agostino (e da Marino) vorrei sapere un sacco di cose. Qui a Caserta nessuno fa domande, stamattina quando si è sparsa la voce dell’ennesima figura di palta sullo stadio Pinto, qualcuno mi ha raccontato che alcuni giornalisti sportivi che stazionano h24 in viale Medaglie d’Oro si lamentano sottovoce, ma solo sottovoce, dell’ufficio stampa della Casertana che non li aggiornerebbe su quanto accade. Colpa vostra, fatevi valere!
Da D’Agostino – che è un personaggio pubblico e non cominci a fare questioni di privacy aziendale, per favore – per esempio voglio sapere perché e come fa il presidente di una srl di cui non è amministratore delegato.
Dice, ma questo cosa c’entra con le telecamere del Pinto che i meravigliosi super dirigenti comunali di Carlo Marino non hanno fatto omologare? Ho capito. La questione più grossa e impellente stasera vi sembra questa. E intanto D’Agostino e Marino (ma si sono messi d’accordo?) se ne rimpallano la responsabilità e vi hanno fregato tutti.
Il primo luglio scrivevo il primo post sullo stadio Pinto “che non verrà”, chiedendomi pure come mai D’Agostino e Marino si parlassero sui giornali e non da vicino. Questa è la seconda puntata. Ne verranno altre, dove vi racconterò altri dettagli. Lo stadio Pinto “non verrà”. Innanzitutto perché – come direbbe Catalano – “non è ancora venuto” il cantiere, così come era stato promesso. Pure il Mattino si è scocciato di dedicare l’ultimo trafiletto di ogni articolo sulla Casertana alle transenne che “verranno messe a breve per delimitare l’area dei lavori”.
Per dare il via ai lavori del nuovo Pinto, signori miei, ci vogliono tanti soldi. E i soldi finora non li ha messi sul tavolo nessuno. Il “nuovo Pinto” è stato la carta tirata fuori in varie parti d’Italia per promuovere un “modello Caserta” che doveva convincere sindaci, presidenti e tifosi a innamorarsi di un sogno da “autorizzare”. Altrove, non si sono comportati come hanno fatto qui a Caserta il sindaco Carlo Marino, la sua precedente giunta e l’attuale Consiglio comunale.
Questo, solo come antipasto delle prossime puntate. Per tornare all’attualità quotidiana del “vecchio” Pinto c’è da capire se l’attuale gestione (è della Casertana, vero?) abbia i conti a posto. O se, invece, ci sarebbero spese da saldare al Comune per centinaia di migliaia di euro. Se queste ipotesi sono frammentarie e/o sbagliate, perché non tirate fuori i conti e ce li guardiamo tutti, brindando alle migliori sorti dei rossoblu?
(Angelo Vitale)