“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

La forma dell’acqua (e delle fogne)

“Lei u sapi megliu di mia, se uno non trova ventu a favuri, nun naviga”: se i magistrati, gli investigatori, qualunque commissario e perfino i giornalisti fossero appassionati di letteratura o almeno, al ribasso, si mettessero soltanto un po’ a navigare con un minimo di criterio su internet, il mondo forse potrebbe essere migliore. Azzardo: perfino Caserta potrebbe essere migliore.

La frase è tratta dal libro di Andrea Camilleri che dà la parte iniziale del titolo a questo post. Non l’ho letto, non ve ne meravigliate, ma almeno so che esiste. Una frase che capita, come si dice, “a fagiuolo”. Vi dico dopo perché.

Da ieri, dopo calorose strette di mano del sindaco Carlo Marino al generale Sessa che potrà fornire “idee e proposte” (spero con tutto il cuore e senza alcun sarcasmo che non abbiano la stessa efficacia pratica di quelle che semmai avrà avanzato la pletora di consulenti “speciali” cui Marino ha stretto la mano in questi anni, tutti fotografati nel suo ufficio e poi desaparecidos), i “fuochi artificiali” sempre più stanchi del sindaco hanno fatto ripartire, a circa 380 giorni dal precedente “a breve partiranno”, l’affair dei quasi 24 milioni di euro “erogati” dalla Regione Campania per le “reti idriche e fognarie” della città.

Nessuno si offenda se lo chiamo “affair”. Sì, la parola significa scandalo, ma anche questione, vicenda, faccenda.

Ora, va ribadito che l’opposizione a Marino fa il suo mestiere come crede. E attacca “l’annuncite”, l’assenza attuale di un “cronoprogramma”, come dicono i consiglieri comunali Pasquale Napoletano e Donato Aspromonte. Va tutto bene, tutti contenti.

Io, di mio, posso di primo acchitto aggiungerci la segnalazione del preoccupante e stanco “copia&incolla” dell’Ufficio comunicazione del sindaco, ma ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Serve a poco, se non a evidenziare la sempre più presente spia di un affanno che, prima degli arresti, Carlo Marino non aveva. E certo, è vero, è peraltro veramente inquietante leggere un suo commento che ringrazia il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e il suo vice Fulvio Bonavitacola, ovviamente finito pari pari sulle pagine de Il Mattino, ricopiato integralmente da quello pronunciato dal sindaco il 3 agosto 2023.

Ma siamo ancora al dito. La luna può stare in quella frase del libro di Camilleri. Su questo affair voglio cercare di saperne di più, per farne un post un po’ più sostanzioso. Se ci riesco.

Trecentottanta giorni sono un po’ troppi, troppi anche per “la ritardite” della precedente amministrazione Marino. I finanziamenti, disse un anno fa l’Ufficio comunicazione del sindaco, sono stati “erogati”. Il sindaco oggi dice a Il Mattino di essere “molto felice” : “Le procedure stanno andando avanti spedite e senza intoppi”.

E quali erano gli “intoppi” che per 380 giorni hanno impedito di sentirci più sicuri quando percorriamo il corso Trieste o via San Carlo senza temere di finire con l’auto, come nella Napoli del sindaco Gaetano Manfredi, in una voragine? Forse una soluzione era stata da qualcuno ricercata e perfino esaminata ma, come scriveva Camilleri, non aveva poi trovato sufficiente “vento a favore”?

(Angelo Vitale)