E’ come un film segnato dalle inconfondibili musiche di Ennio Morricone. “C’è un nuovo sceriffo in città” e per ora solo io mi accorgo che è lo stesso sceriffo di prima. Ieri sera, intorno alle 19, è entrato nel saloon indossando una maglia giallina con il suo cognome e il numero 1 che aveva indossato poche ore prima, la stella gli riluceva e non sappiamo di che metallo fosse fatta.
Si è appoggiato le mani sui calci delle due pistole, tanto per far capire chi comanda in questo villaggio. E ha incominciato a parlare. Quattro minuti, 509 parole, comprese le solite e tante maiuscole.
La scuola Lombardo Radice è inagibile e vulnerabile, alla prima scossetta nessuno può immaginare cosa succederebbe. E chi lo ha certificato? Lo si è saputo da chi dovrà abbatterla e ricostruirla. Sembra di stare davanti a quei chioschi di Mergellina dove si arriva per rinfrescarsi, chiedendo al loro gestore se la bevanda liquida più necessaria al corpo umano sia stata sufficientemente refrigerata, per esserne poi da lui immediatamente rassicurati.
Ma il Tar Campania, i genitori degli alunni abituati ogni mattina a posteggiare i loro suv in doppia e tripla fila in via Roma? E sarebbero più importanti delle note struggenti di “Sean, Sean…”?
Il Tar Campania stia al suo posto, altrimenti gli verrà organizzato contro un referendum. I genitori degli alunni? L’abilità e la furbizia si possono sposare al paradosso senza timore, in questa terra di frontiera. Arriveranno diligenze gratuite a scarrozzare i pargoletti a qualche chilometro da lì. E da dove partiranno, queste diligenze? Ma da via Roma, diamine! Dal posto dove le mamme e i papà si facevano mezz’ora di chiacchiere pure dopo lo squillo della campanella. Così, super ingorgo a parte di diligenze, cavalli e letame da spalare, vedranno sorgere pure la nuova scuola. E impareranno una volta per tutte la legge del nuovo sceriffo, che poi è quello di prima ma si è liberato rapidamente di quelli che gli davano fastidio.
Guardate fuori dal saloon, ne penzolano almeno due dagli alberi. Gli alberi che sono rimasti in piedi, ovviamente. Ce la metto una nota di realtà vera, anche se mi piace l’inverosimile realistico.
Nel giro di pochi giorni, come in un romanzo di Maurizio De Giovanni, il sindaco è diventato il commissario Marino. Io non avevo dubbi che la cosa potesse riuscirgli. Troppi lacci, meglio fare il commissario.
(Angelo Vitale)