Caro sindaco Carlo Marino, mi scusi se non uso la maiuscola ma io sono fatto così. La disturbo per avvisarla di chiamare la polizia postale, i carabinieri, i pompieri e, se serve, pure il Servizio 118.
E’ successo, caro sindaco, che un hacker le è entrato nel profilo Facebook e d’accordo con un suo sosia ha organizzato una messinscena assai articolata che ora vado a illustrarle.
Un suo sosia – deve essere per forza un suo sosia – si è infilato la fascia tricolore come non si deve indossare, con il colore rosso vicino al collo. Lei dirà “E io devo perdere tempo su questa sciocchezza?”. Beh, sindaco, non è una sciocchezza, c’è un DPR che ne regola l’uso. Ci vogliamo passare sopra? Okay, ma – ripeto – lei non l’avrebbe mai indossata così, lei lo sa come si indossa la fascia tricolore. Questo deve essere per forza un suo sosia.
Passiamo oltre. Il posto, la Torre del Castello di Casertavecchia. Non è l’area finora chiusa perché “mancava la vigilanza” e dove fanno solo campi-scuola dell’Università? E questo sosia come ci è entrato con gli sposi e il seguito? Ha pagato qualcuno o qualcosa, per entrarci? Alla fine hanno fatto pure un buffet? Passiamo ancora oltre? Passiamo oltre. La questione del pagamento tocca un altro tema. Per sposarsi, a Caserta, si deve pagare. Passiamo oltre? Passiamo oltre.
Poi, per decidere di far celebrare matrimoni civili in un luogo esterno all’Ufficio di Stato Civile o alla Sala Giunta del Comune o al Reale Belvedere di San Leucio, gli unici posti autorizzati che io conosca dove può essere compilato e sottoscritto un atto di matrimonio, ci vuole un atto ufficiale che lo stabilisca, regolamentandone l’uso. Per esempio una delibera di Giunta e forse addirittura una di Consiglio comunale, da trasmettere garbatamente al prefetto che sugli atti dei Servizi demografici è chiamato a vigilare dal ministero dell’Interno. Questo sosia ha fatto tutto questo senza neanche un comunicato stampa che magnificasse l’idea e l’iniziativa, passo importantissimo sul percorso di promozione e valorizzazione del Borgo in cui – come scrive il suo sosia su Facebook – “è nata la nostra storia”? Io non ci posso credere. Infatti, non ci credo.
Ripensando alla fascia indossata male, mi ricordo ora che Internet è pieno di foto e video di matrimoni “pezzotti”: scene in riva al mare o sul picco di una montagna o in un agriturismo o in una grotta, dove si inscena la riproduzione di un matrimonio civile realmente e precedentemente avvenuto nell’unico luogo giusto, un Ufficio di Stato Civile. Foto e video dove gente di tutti i tipi si improvvisa Ufficiale di Stato Civile. Una buffoneria che serve a far felici sposi e invitati.
Ma io, caro sindaco, continuo a non credere a tutta questa messinscena, non ci posso pensare. Perciò la sto avvisando subito: denunci questo suo sosia e chiunque si è prestato ad aiutarlo. E avvisi pure il prefetto, prima che lo facciano altri. In fede, un ex Ufficiale di Stato Civile.
(Angelo Vitale)