“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Mi fa male la coscienza”

Non scrivevo da ormai cinque mesi su questo blog letto da una manciata di persone: all’improvviso mi era sembrato che fosse complicato – se non impossibile – uscire dall’imbuto degli scandali e scandaletti quotidiani e dalla denuncia del degrado pure questo quotidiano che a Caserta non è solo materiale, perché investe il comportamento delle decine di migliaia di cittadini che non hanno saputo e voluto nel corso degli anni combatterlo, distanziarsene, voltare pagina.

Ci torno oggi per copiare nel titolo la frase che ieri mi hanno scritto commentando lo scioglimento dell’amministrazione comunale. Arriveranno i commissari per 18 e fino a 24 mesi a gestire come abbiamo visto nei decenni passati questo degrado senza cambiarlo, poi ci saranno nuovamente le elezioni per trovare un altro sindaco e un’altra sfilza di consiglieri che gli faranno da corona anche nelle file dell’opposizione, con una squadretta di assessori, politici o “tecnici” per modo di dire, a fingere di voler trovare il tempo per prendere dimestichezza con la macchina amministrativa, per poi adattarsi ogni giorno alle mosse del sindaco di turno.

“Poveri noi” dicono in molti, non solo i consiglieri comunali che non hanno avuto il coraggio di dimettersi anche da soli continuando a regolare al meglio, nella maggioranza e nelle opposizioni, il tubicino dell’ossigeno che il sindaco Carlo Marino respirava a pieni polmoni. Si riferiscono alla “macchia” dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche.

Un ennesimo paradosso: non eravamo “poveri” prima di fronte a quel degrado, siamo “poveri” perché il Comune lo hanno sciolto per camorra. Come sempre, guardiamo il dito invece della luna.

I giochi, fa capire Carlo Marino, non finiscono qui, “la vicenda è amministrativa”. La sua partita ormai tutta personale continua con un ricorso al Tar Lazio. Forse già pronto, forse scritto e curato – lo sapremo presto – da qualcuno che le stanze del Comune le conosce e le ha frequentate. Marino, pure in queste ore inseguito dalle denunce online su una catena di scandalose assunzioni già bell’e pronte e predisposte in queste ultime settimane nelle quali il vortice dei suoi annunci di opere e iniziative è stato incessante, continua a parlare di “legalità, trasparenza e voce dei cittadini”. Esito del ricorso al Tar a parte, ipotizzo che non sparirà presto dalla scena, fosse pure per ricomparire da qualche parte in una qualsiasi casella anche non politica.

Oggi, a quasi 24 ore dallo scioglimento deciso dal governo, il Pd non commenta. Non parla la sua segretaria nazionale Elly Schlein, non parlano i commissari regionali e provinciali che da mesi ha mandato qui. Il deputato meloniano Marco Cerreto si chiede perché il Pd non abbia staccato la spina all’amministrazione Marino, il deputato leghista Gianpiero Zinzi non ha ancora parlato. Una cittadina chiede su Facebook ai consiglieri di opposizione perché non si siano dimessi tutti. Loro, nei mesi scorsi, dicevano sottovoce e quasi vergognandosene che non sarebbe bastato per mandare a casa Marino, non avevano i numeri. Di sicuro sarebbe bastato a quella casertana e ad altri cittadini.

Perché la domanda principale che va fatta a chi si candiderà è improvvisamente diventata diversa da quella abituale. Non “Cosa farai se vinci?” ma “Cosa farai se perdi?”. Io voglio sapere questo, forse anche altri.

Una parziale novità la trovo nel post Facebook di un consigliere comunale da molti definito anomalo, Donato Aspromonte: “Un dettato può essere corretto, ma un Dna criminale no. Cari ex colleghi, dovete vergognarvi, perché avete avallato le scelte politiche fatte in questi anni, pensando solo al vostro tornaconto personale e non al bene comune della città. Siete complici di un sistema corrotto e concusso da anni”.

Alla fine mi basterebbe poco, per decidere di cercare seriamente la tessera elettorale che ogni volta mi perdo nei cassetti: qualcuno senza il Dna criminale e che sappia dirmi, senza troppi giri di parole, cosa farà concretamente nei primi trenta giorni pure se perde, avendomi dimostrato di fare sul serio in questi 18 o 24 mesi che partono da oggi.

Il resto, come scrive oggi Il Mattino a proposito però dei mesi scorsi, è “chiacchiericcio”.

(Angelo Vitale)