Il mio post di ieri sulle riflessioni-barzelletta di una certa politica che pensa solo ad autoassolversi e a tirare avanti alla meno peggio – era questo il tema principale del post – conteneva pure il riferimento allo scontro a distanza, così lo avevano raccontato i media, tra don Nicola Lombardi e Gianluca Iannucci.
Sono stato troppo frettoloso e anche io ho guardato il dito invece della luna, sbagliando.
Dodici anni fa, in una delle sue prime parole alla Chiesa che voleva cambiare, il papa che sabato verrà celebrato nelle prime file di piazza San Pietro da tanti suoi nemici disse ai sacerdoti di essere pastori per sentire l’odore delle pecore.
L’odore di alcune pecore che nel giorno di Pasqua hanno ascoltato l’omelia di don Nicola Lombardi mi dà la nausea. Non ero presente, ma ieri mi è stato raccontato di una rapida interpretazione delle parole del sacerdote tradotte in numerosi sguardi di disprezzo e distanza all’indirizzo di Iannucci, poi perfino additato sui social come reo colluso con la camorra da alcuni post Facebook che definire indecenti e ignobili è dire poco. Invito Iannucci a denunciarli.
Queste pecore – non rende completamente l’idea nemmeno definirle con l’abusata espressione di “leoni da tastiera” – sono una delle tante vergogne di questa città. Da “osservatore” che oggi vuole scrivere per provare a resistere, mi aspetto da don Nicola Lombardi – nell’omelia di domenica prossima – nette parole di condanna per loro. Altrimenti questa precisa fase della vicenda di domenica scorsa sarà soltanto ulteriormente emblematica del degrado di questa città. Avrà soltanto seminato veleno.
“Chiste se pensane ca simme tutte scieme”, mi è stato segnalato a proposito di una Chiesa che, a Caserta, nei decenni scorsi non può dirsi esente da peccati, specie quelli che professa nei suoi comandamenti. Ci sono state vicende, anche giudiziarie – alcune ancora aperte-, che ne hanno coinvolto rappresentanti di ogni genere, anche in combutta con qualche esponente politico. Gli affari non sono stati l’obiettivo solo dei politici più chiacchierati, ma anche lo scenario degli ambienti che, pensando di stare dietro le quinte, definivano le figure che ora vorrebbero guadagnare rapidamente posizione nel dopo Marino (e non mi sto riferendo al centrodestra, così qualche giovanotto troppo suscettibile capisce bene che non ce l’ho con lui).
I nervi scoperti, oggi, non appartengono solo a “quelli che stavano con Marino”. E la rapida gogna allestita nel giorno di Pasqua sul sagrato di una chiesa e sui social per Gianluca Iannucci la dice lunga sul troppo che c’è da costruire. I muratori oggi all’opera non mi convincono.
(Angelo Vitale)