Il sindaco Carlo Marino l’ha definito un “piano Marshall”, purtroppo senza senso del ridicolo. La manutenzione del verde, che dovrebbe essere quasi una banalità, da mesi è in città una gravissima emergenza, per la sicurezza stradale e per la tutela della salute, i giornali scrivono da tempo di ratti e zecche. Ed è diventata un rompicapo, perpetuando e amplificando con l’attuale amministrazione danni che vengono da lontano, quando si sono letteralmente sprecati milioni di fondi pubblici per ottenere il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Danni per i quali non ha pagato nessuno, come per le buche che hanno fatto diventare tutte le strade della città una pericolosa groviera. Pare che la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, per svolgere l’ultima inchiesta che per ora ha solo rimesso in libertà tutti gli arrestati consentendo agli indagati di rimanere o tornare “al lavoro” tranne l’assessore Massimiliano Marzo (ormai il Calimero della vicenda), abbia speso almeno due milioni di euro di intercettazioni. Così si dice per strada, la notizia può essere vera, verosimile o totalmente inattendibile. Ma non cambia la sostanza della questione. Ne basterebbero moltissimi di meno, di euro, per mettere all’opera forze dell’ordine che prendano nota di interventi ed opere degli ultimi dieci anni, verifichino cosa è stato veramente affidato o messo a gara, accertino chi doveva controllare che gli interventi fossero conformi ad una decente realizzazione e se davvero lo ha fatto.
I consiglieri di opposizione, questo lavoro, non lo sanno fare o non lo vogliono fare, preferendo rimanere imbrigliati in interrogazioni che non risolvono nulla e facendosi pure sfruculiare dagli assessori che pubblicamente hanno detto loro: “Potete esercitare il diritto di accesso immediato agli atti, perché non lo fate?”. Allora lo facciano almeno le forze dell’ordine, se non la magistratura. Purtroppo per loro, la “legalità” che starebbe migliorando a Caserta e in provincia secondo alcune di esse, è anche questa “normalità” cui tutti puntano senza riscontrarla nelle cose quotidiane minime.
Torno al verde pubblico, emblematico di tutta questa situazione.
Il “generale Marshall” che deve restituire un po’ di decenza al verde pubblico in città si chiama Paolo Riccio, da Arzano. E’ il titolare dell’azienda che ha vinto un appalto triennale da “oltre 2,2 milioni di euro”, dice il Comune. Che gli pagherà, eliminando domeniche, sabati e feste comandate, quasi 3mila euro al giorno. A occhio e croce partendo da questa cifra, quando un minimo e non generico cronoprogramma sarà reso pubblico, dovremmo vedere ogni giorno almeno 5 o 10 addetti di Riccio al lavoro nelle strade. La sua ditta ha esperienze di “verde pubblico” in Campania e Lazio, per quanto ne ho potuto sapere. E ha finora rese pubbliche sui social foto di tagli e rimozione alberi, non per la “cura del verde”. A Caserta, sugli alberi, risparmierà: gli alberi cadono da soli, bisogna solo rimuoverli, come quello ieri abbattutosi in piazza Pitesti, la cui foto pubblico qui sopra.
Il verde pubblico ha raggiunto da mesi altezze vergognose. Superiori a quelle dei cumuli di rifiuti che decenni fa invasero le nostre strade come altre in Campania. E allora le colpe non erano tutte dell’amministrazione comunale. All’epoca, un corteo di “cittadini e professionisti” lanciò per protesta sacchetti di rifiuti sotto i porticati del Comune. Stavolta, ancora nessuno ha scaricato sterpaglie davanti all’ingresso di Palazzo Castropignano. I tempi sono cambiati, ci si sfoga su Facebook, rarissimi i casi di cittadini che provano a depositare circostanziate denunce pubbliche. E la gran parte dei “professionisti” sono tornati a fare ciò che sanno fare meglio, se ci riescono: soldi. Incuranti di una minima “cittadinanza attiva” che dia un senso al Suv che guidano.
In questo degrado, gli unici che sembrano muoversi, sono “i volontari”, le “associazioni”. Ma ce ne sono di serie A, B e forse pure Z.
Mancano le piantine tra Sala e Briano? Tempo fa ne piantò di nuove un’associazione locale, presente il consigliere comunale di maggioranza Donato Tenga che con i volontari si complimentò. Tutto ok.
In via Ferrarecce ci sono 15 stalli di piante abbattute, i residenti si danno una mossa insieme a Caserta Decide che candidò sindaco Raffaele Giovine. Piantano 15 ulivi dedicati ai bambini di Gaza. Non va bene. Giovine viene “denunciato” e “sentito” dai vigili urbani. Chi lo ha denunciato, per quale illecito amministrativo o penale? Non si sa. Nemmeno il consigliere comunale di opposizione Giovine prova ad accertarsene. Devo pensare che lui, e tutti quelli di Caserta Decide, siano “contrari” a passare dalle interrogazioni e dai video postati sui social a denunce vere e proprie. Una scelta legittima, ma quanto utile? Dopo settimane, non si sa nulla nemmeno più di cosa abbiano deciso dopo il “gravissimo” episodio da loro stessi denunciati, per il “bacio non richiesto” dato dal dirigente comunale Luigi Vitelli a Virginia Crovella durante un’assemblea pubblica.
Il paradosso di questo interminabile rompicapo prosegue con i volontari di Celebration Italia che tornano a darsi da fare in città. Puliscono l’erba di una pista di atletica realizzata a ridosso della Lidl. Pulire l’erba va bene, piantare ulivi no? Ma poi, questa pista, chi deve manutenerla? Il Comune o qualche azienda nazionale favorita nella sua pianificazione commerciale lì vicino?
Verde non manutenuto anche nei galoppatoi di viale Carlo III, si muovono una manciata di altre associazioni. Il Comune ne sarà contentissimo. Paolo Riccio ancora di più. Facendo un paragone un po’ forzato ma non tanto, è come se decine di associazioni si mettessero a fare la raccolta dei rifiuti o a spazzare le strade quando invece ce n’è una assegnataria di un appalto, e quindi pagata pure per spazzare le strade.
Il rompicapo continua. In città, lo scrive anche oggi Il Mattino, manca un inventario del verde pubblico, anche questo annunciato da anni e mai fatto. Non è una novità. E’ il solito refrain di “a breve”, “presto” e di verbi coniugati al futuro. Segnalo pure che in alcune strade, come per esempio in piazza Matteotti, il parziale rifacimento dei marciapiedi ha talvolta negli anni passati alterato l’abituale e direi obbligatoria sequenza di stalli per le piante, uno ogni tot metri. Si dice, per i “desiderata” di qualche imprenditore che vedeva “oscurata” dalle precedenti piante la skyline delle sue proprietà. In città “normali” uno scandalo impossibile. A Caserta, invece tutto è possibile.
E ancora, piante scelte senza criteri, nel corso degli anni, hanno fatto “esplodere” i marciapiedi di corso Trieste sui quali è finita all’ospedale più di una persona: nessuno mai ha fatto la conta precisa di quanto è costato ai casertani questo obbrobrio o si è preoccupato di chiederne conto a qualcuno. Progetti annunciati decine di volte e mai realizzati avrebbero previsto, negli ultimi anni, la loro sostituzione con altre piante meno invasive, si promise. Paolo Riccio si occuperà anche di questo o, per l’ennesima volta, il tipo di piante da mettere lì sarà deciso “a caso” da qualche dirigente o qualche “geometra” comunale?
Il rompicapo del “verde pubblico” in città ha tante tessere. Per ora mi fermo qui.
(Angelo Vitale)