Gigino Paritario è stato – ed è ancora – più di ciò che raccontano le cronache paludate e timorose o affrettate di questi giorni, solo sui social nelle parole di chi gli ha voluto bene emergono alcuni dei suoi lati. E pure segnalare il versante pittoresco al quale aveva voluto ispirare parte della sua vita pubblica dice alla fine solo quanto Caserta sia volutamente distratta e superficiale, soltanto e sempre accorta ad evitare la posizione, la scelta, il giudizio.
Gigino ha sempre saputo degli altri molto più di quanto loro stessi perfino sapessero. E non se ne è mai approfittato. Io l’ho conosciuto bene quando, dopo aver recuperato il Quotidiano di Caserta, volle che ci lavorassi.
Una storia e un divertimento unici, con il condimento della sua generosità della quale non ho visto pari a Caserta in questo ambiente. Una testata mesi prima fondata e nata in pompa magna e subito naufragata, che lui faceva uscire in edicola nella catena dei giornali del Sannio. Non ho mai saputo bene se qualcuno lo avesse aiutato ma, come sempre, per lui qualunque cosa pensata e scritta andava bene e se avesse infastidito qualcuno, non era tipo da temerne la reazione anticipatamente. Un eccellente grafico – da qualche anno pure lui scomparso – faceva fotomontaggi che valevano la prima pagina, dove ogni giorno compariva pure un editoriale a firma di Gigino: economia, politica nazionale ed estera, roba “tosta”. Rideva come un bambino ogni giorno tornando in redazione e raccontando che gli dicevano: “Ma te sì ‘mparato pure a scrivere?”.
In prima pagina ogni giorno c’era pure una rubrica dove raccontavamo “corna e scuorni” a ripetizione: i politici locali, sempre debolucci, si chiedevano chi la scrivesse (e – come sempre capita a chi si terrorizza facilmente – chi la ispirasse) e si meravigliavano di verificare come quelle sintetiche cronachette verosimili superassero perfino la loro minima e banale realtà vera. Alla fine erano tutti quanti “contenti di uscire su un giornale” a prescindere.
Il resto delle poche pagine interne non contava, a Gigino importava solo la prima pagina. Oltre a quella “seria” ricordata su Facebook da Franco Capobianco, una volta ne facemmo una dove lui vestiva la maglia rosa, perché l’amministrazione provinciale era arrivata prima ad acquisirsi non ricordo quali risorse.
Io, che ho quintali di carta stampata, non ho nemmeno una copia di quella stagione: andrebbero riletti da chi ancora si ostina a pensare di contare qualcosa in questa città, basterebbe per fargli capire come un pugno di persone libere possa cantarle a tutti, c’è sempre il pericolo che non tutte le cose possano filare sempre lisce.
Gigino aveva progetti strabilianti e me li raccontava tutti dicendo – sbagliava – che io avessi cervello. Invece, ogni volta ero solo bravo a cogliere il senso della strategia oltre l’intuizione che poteva sembrare pure sballata. Avrebbe voluto fare altro coinvolgendomi ancora, ma poi ogni volta le ombre che lo inseguivano da una dozzina di anni gli suggerivano di aspettare, ci sarebbe stato tempo.
C’è sempre tempo. E ci vuole poco a uscire dal piattume e dalla banalità, quando lo si vuole veramente. Onore a Gigino che lo ha fatto!
(Angelo Vitale)