C’è un politico di razza che da poco meno di quattro anni non mette piede in Comune, si chiama Antonio Ciontoli. Si dimise da consigliere del già dimagrito Pd nell’ottobre 2020 e da allora torna tardissimo a Caserta da Napoli, dove fu chiamato dal presidente del Consiglio regionale Gennaro Oliviero.
“Vanvitelli era e resta un grande, un illuminato, un precursore della modernità, un custode del diverso modo di essere dentro e fuori i processi, il ricercatissimo ingegnere di corte e il cittadino residente errante nel quartiere della Real Fabbrica alla Santella, un estraneo e forse il più casertano tra tanti, malgrado tutto e tutto ciò che ha visto, progettato, e subito”, mi scrive Ciontoli. E Vanvitel.li non poteva presentare meglio le “buone notizie” sull’architetto che generava polemiche ovunque fosse chiamato a lavorare, pure suo malgrado.
“La sua città – denuncia garbatamente e diplomaticamente Ciontoli – , quella verso cui Vanvitelli allunga profetico e benevolo il braccio per indicare la direzione della bellezza e della maestosità della sua opera omnia, si è persa nella lenta ed ovvia quotidianità, mentre il mondo tutto intorno si è evoluto ed emancipato … le stesse celebrazioni del 250esimo della sua morte, dopo la dispersione delle sue spoglie mortali, l’errore della casa al Corso Trieste piuttosto che in Via S.Elena n.1 … descrivono l’importanza di recuperare ogni giorno la dignità della sua esistenza…”.
Ciontoli, alfiere della casertanità in ogni sua azione politico-amministrativa e “di opinione”, si dice ancora oggi sorpreso di come sia riuscito a liberarsi – con un addio rapido, assoluto e senza ripensamenti – del suo “rapporto” con l’istituzione Comune cui oggi attribuisce perfino una dannosa tossicità. E a proposito dell’occasione colta al volo aggiunge: “Ho pensato finanche di avvalorare la posizione di chi mi vuol bene e più volte mi aveva detto “Tu non fai politica, ma sei un problema politico”. Più volte acclarato in passato, infatti, come le sue nette posizioni fossero frequentemente indesiderate nel suo stesso schieramento.
Oggi, Ciontoli riflette pure sul rapido cambio di passo del modo di fare politica in città, riconoscendo come non siano più ripetibili le stagioni – ciò che spesso mi ripete pure l’ex consigliere comunale Gabriele Amato – ove in Consiglio comunale si vedevano arrivare suoi molti componenti carichi di fotocopie, impegnati nella lettura rigorosa e puntuale delle carte, in interventi a braccio sempre circostanziati o nel tentativo di trovare sempre soluzioni e a costo zero e di fare sintesi malgrado le differenze.
“Il pensiero – conclude sempre diplomaticamente – ha lasciato spazio alla socialità delle riflessioni: più foto personali che analisi tecniche o politiche, quelle sulle quali sei costretto a riempire di contenuti il ruolo che ricopri”.
(Angelo Vitale)
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