Da dove cominciare, oggi? Dalle scuse. Qualcuno si è preoccupato: Stai bene? Che è successo? Ti hanno comprato? Ti hanno chiuso la bocca? Non mi conoscete molto, possono comprarmi ma mi devono pagare moltissimo, assaissimo. E sto bene, considerata l’età.
Ieri mattina sul prestissimo ho preso due caffè con un amico, chiacchierando anche di questa malandata città, contemporaneamente facendo attenzione alle basole dei marciapiedi del corso Trieste. Poi ho avuto da fare. Faccio pure altro, non solo Vanvitel.li.
L’architetto Luigi Vanvitelli mi ha levato il saluto. E’ rimasto per due giorni al buio nella piazza e non si è mosso nessuno, ma mica è colpa mia: io mi sono solo dimenticato di pubblicare la sua ennesima telefonata. Per la fontana diventata una palude in piazza sotto la sua statua stiamo scrivendo, a quattro mani – io e lui, non vi fate nessun film -, un esposto-denuncia. Anche se nutro poche speranze che altre autorità possano darsi una rapida mossa su questo scandalo.
Stamattina sono stato al Comune di Capodrise: uffici perfetti, funzionanti e con aria condizionata, con personale efficiente e garbato. Evidentissimo l’accento del posto, che sicuramente tutti conoscete. E’ simile a quello di un anziano e affermato politico locale che un po’ di decenni fa andò a New York e poi cominciò a insistere con il gruppo di casertani che lo comprendeva, perché voleva un caffè e andare subito a fare “Colazione da Tiffany”, disse così.
Causa il viaggetto a Capodrise, mi sono perso l’avvio dell’ambaradan scoppiato nel frattempo, che già tutti conoscerete. Arriverà in Comune la Commissione d’accesso, il sindaco Carlo Marino “non l’ha presa benissimo”, come si dice quando si parla di qualcuno a cui fumano pure le orecchie.
Ho cominciato a leggere i giornali e qualcosa non mi quadra, un piccolo e per me illuminante dettaglio. Secondo me, chiudendo le pagine di un quotidiano locale qualcuno si è scordato di aggiungere la “seconda firma” a un pezzo del numero odierno. Posso pure sbagliarmi, per carità. “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”, diceva Giulio Andreotti.
Non vi sconcertate o fate come vi pare, se vi dico una cosa prima di chiudere. Io “sto” con Carlo Marino, guardando di primo acchitto a tutta questa anteprima di una storia che non è ancora finita. Vi racconterò meglio nel prossimo post cosa intendo dire. E non vi devo spiegare di certo le virgolette messe prima e dopo la parola “sto”.
(Angelo Vitale)
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