“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Ecco una mano, ecco un’altra”

In attesa di incontrare tra qualche giorno uno che i dem casertani o quel che sono diventati conosce molto bene, devo consumarmi nel mio imbarazzante sconforto.

Non ho saputo per ore raccontarlo dopo aver letto il Mattino di oggi. Ci provo ora.

Cosa cerco in un giornale, al di là dei fatti e delle opinioni che sempre li accompagnano? Un minimo senso comune della realtà.

E meno male che non sono oltremodo sfortunato come chi mi ha subito mandato un messaggio, sentendosi oggi più orfano di un riferimento politico.

Un filosofo inglese del secolo scorso, George Edward Moore, diceva la frase che fa da titolo a questo post, per affermare in un saggio proprio sul senso comune che le certezze ordinarie sul mondo sono certezze assolute.

Ma Moore non aveva mai letto il Mattino. E di sicuro non conosceva i dem casertani.

Andiamo a leggere, non voglio usare solo l’accetta, giudicate voi.

“Il lavoro dei democrat a livello locale – scrive l’articolista – appare sempre più attivo e non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di diventare il centro nevralgico della politica della città della Reggia”.

Roba da Padri Costituenti, se quel partito non avesse nel frattempo omesso di fare una decente lettura di cosa si era ridotto ad essere nei giochi di prestigio che il suo sindaco Carlo Marino ha fatto per anni. Giochi avallati da figure che ancora governano, dentro o a distanza, ciò che residualmente è divenuto a Caserta il Pd.

Due Lombardi che parlano linguaggi diversi e nemmeno forse si sentono mai. Sembra la macchietta nazionale attuale della Lega, ma lì sono di più. Qui, due Lombardi che governano un Circolo cittadino e una Segreteria provinciale mandano in scena per il Mattino una cosa che non so definire.

Donatella Andrisani è stata individuata come “proposta seria” da fare alla coalizione, se ne vanta Nicola Lombardi. Una coalizione che – qualcuno avvisi Nicola Lombardi – non esiste. Non è mai stata ufficializzata. Ha fatto due/tre riunioni, senza finora farne uscire qualche riga ufficiale.

Certo, c’è la voglia di conservare la guida della città. Questo sarebbe lo scopo primario di un accordo già raggiunto da Stefano Graziano e da Agostino Santillo, si dice.

E poi? Il nulla. Solo, in giro, le idee dei civici di sinistra che vorrebbero fare una rivoluzione minima, per esempio mandando a casa la Publiservizi.

Ma torniamo al Mattino di oggi. Che ne pensa l’altro Lombardi, quello della Segreteria provinciale? Non ne sa nulla, ma è “composto”, come ormai non si dice più neanche nelle scuole materne dove crescono i futuri maranza.

E la “nominata”, che siede in quella Segreteria?

E’ “sorpresa”. Nelle ultime settimane sarà stata a decine di migliaia di chilometri da qui. Non ha avuto modo di “parlare con il partito”, evidentemente soggetto a norme regolamentari di confronto come nel Politburo.

E di certo la cosa andrà discussa nel “campo largo”. Però, per favore, prima diciamolo a Stefano Lombardi, che dite?

Cosa c’è, dietro tutto questo?

L’idea di un Petteruti 5.0? O davvero solo il nulla e basta?

Per farmi dormire, mi basterebbe che fosse vera anche solo la seconda ipotesi. O la prima, semmai. Che sarebbe poi la conferma delle mirabolanti strategie, quasi sempre vincenti in città: fare le nozze con i fichi secchi.

Se ne faccia una ragione Francesco Apperti. Perché gli altri, sul suo stesso fronte, probabilmente se ne sono già immediatamente convinti ancor prima di oggi.



(Angelo Vitale)

Gira questo pezzo

Quello che non leggete altrove, direttamente sul telefono.

Iscriviti al canale WhatsApp di Vanvitel.li e ricevi i pezzi appena escono. Niente gruppi, niente notifiche moleste.

Iscriviti al canale