“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

voragine vendetta civile

La costruzione di una “vendetta civile”

Oggi non avrei voluto scrivere nuovamente di un articolo del Mattino, ma su quelle pagine c’è una cosa che non può aspettare.

Di uno scandalo, talvolta si dice che “grida vendetta”. La voragine di Piazza della Seta lo fa. Da anni. Dopo denunce pubbliche, diffide legali e una trentina di articoli di Nadia Verdile, nessun intervento.

E allora? Se uno scandalo limita ancora più in una piazza il benessere collettivo minimo e distrugge, dopo anni, la fiducia della comunità, urge una “vendetta civile”.

Cosa significa? Ha innanzitutto l’obiettivo della trasparenza (che non c’è stata) e della verità (nascosta abilmente o meno dietro mille promesse). Banalità, alla fine, non vi pare?

Come si costruisce una possibile “vendetta civile”? Con ciò che tieni a portata di mano, quelle “regole della società” che questa città così furba usa pochissimo.

Può provare a farlo pure uno che non è leuciano doc? Direi di sì.

Vi terrò aggiornati.

(Angelo Vitale)

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