Nadia Verdile è giornalista per Il Mattino e scrittrice di molti libri. Vostro onore, non ne ho (letto) nessuno.
“Nadia Verdile? Fuje!”. Vostro onore, sì, in passato l’ho pensato e detto anche io. Però da quando è nato questo blog ho scoperto pure che un poco – non so quanto, fosse pure ‘na ‘ntecchia – ci accomuna il destino di chi – Mamma ru Carmene…. – è proprio insopportabile.
Vostro onore, è vero, sto pensando di proporre a Nadia Verdile di scrivere a quattro mani, una paginetta per ciascuno, un librettino. Sicuramente dovremmo autoprodurcelo, chi cacchio può dare credito a due insopportabili? Io credo che di sicuro lo leggerebbero i miei due o tre lettori, non so i suoi. Ho pure un paio di titoli possibili pronti, ma non ve li dico.
Il luogo del cuore.
San Leucio. Perché è stato il luogo dove le donne, per la prima volta nella storia, hanno sperimentato l’uguaglianza giuridica e da quando l’ho scoperto porto la sua storia ovunque; perché è il luogo dove ho insegnato per 25 anni costruendo legami profondi; perché è il luogo dove vivono la gran parte delle mie amiche e dei miei amici; perché è un posto che lascia spazio ai sogni, pensando a quello che potrebbe essere e non è ancora mai stato.
Posti belli da vedere.
Il Palazzo al Boschetto, un gioiello per ora ancora precluso al pubblico.
Cosa non ti piace.
La lista è lunga e tutti conosciamo il contenuto perché sotto gli occhi di tutti, a cui aggiungo lo stato di abbandono di Piazza Carlo di Borbone. Emblema plastico di una dicotomia tra ciò che è la Reggia di Caserta per il mondo e cosa è la città che la ospita.
Cosa vorresti (che non c’è).
Vorrei una città attenta. Tanti anni fa Antonio Pascale scrisse, parlando di Caserta, “La città distratta”. Ecco, io vorrei una città attenta, consapevole, propositiva e se necessario rivoluzionaria.
Un ricordo.
Dafne, la mia un tempo bambina, vestita di bianco ed azzurro, al Circolo Nazionale mentre ascolta con me un concerto al pianoforte. Aveva due anni e un orsetto tra le braccia in tinta con l’abito. Ricordo ancora gli sguardi storti dei tanti presenti in sala, convinti al mio arrivo che quella bimbetta sarebbe stata di disturbo…e poi, alla fine, le strette di mano e quella Signora (quella che più di tutte aveva temuto il peggio) che, avvicinandosi a noi, disse: questa bimba così attenta è stata la parte più bella del concerto. Va beh, ‘e figl’ si sa, so’ piezz’ ‘e core…
Il momento goloso.
Le sfogliatine alle mele con l’uvetta da Giovanni, di fronte al mio Liceo.
Il ristorante.
A Caserta si mangia bene, qualche volta si spende anche bene. Il ristorante che amo di più è quello della Reggia di Caserta, quello in fondo in fondo, dove c’è la Fontana di Diana e Atteone. Provare per credere.
Il “tuo” negozio.
Il mercato di via Ruta. Soprattutto il settore delle “pezze americane”. Non mi nascondo quando cerco tra le bancarelle, vado molto fiera dei miei capi a 1 euro. Sono per l’etica della seconda vita. Forse per questo ci sto scrivendo un libro.
Il rito della domenica.
Non ho riti. Quello che capita capita. Forse però è la giornata in cui lavoro di più.
Un pensiero libero.
Dicono che sono persona ‘ntuppecosa, qualcuno mi ha raccontato che in certi ambienti si dice di me: “Verdile? Manc’ ‘e cane!”. Immagino sia per il fatto che sono intransigente su certi temi e che non ho ancora trovato un prezzo alla mia coerenza. Diciamo che mi piace essere fedele alle mie idee e ho ancora degli ideali….mancini!
La rubrica continua. Finora, prima di Nadia Verdile, hanno risposto un piccolo imprenditore anonimo, Donato Riello e Gianfranco Paglia.
(Angelo Vitale)