“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Per quanto magna”

“La prima settimana di settembre è iniziata sotto i più buoni auspici”. Chi l’ha detto? Nessuno, chi volete che possa dirla? La città è immobile, più muta del Pd che non ha commentato la nuova giunta ed è sparito dai radar, come sua abitudine. Ci vuole un rapido ripasso.

Lombardo Radice. “I suoi discepoli sono tante centinaia che non starebbero in nessuna aula, per quanto magna”. Non vi fate troppe domande sull’appetito di qualcuno, è un’aula. E non l’ho detto io, ma Giuseppe Prezzolini sulla persona a cui fu intitolata la scuola “da abbattere”. Ah, Prezzolini – lo dico per qualcuno dei miei due o tre lettori – non è uno dell’ampia batteria dei prossimi candidati sindaci in allevamento peggio dei polli, o proprio come i polli. Come finirà questa storia? Boh. Lo sapete, io tifo per il Tar Campania e per questi “genitori di via Roma” ai quali sto per inviare una breve letterina. C’è qualcosa che non mi piace, in quello che scrivono.

Marshall ha già perso le mostrine. Il generale del piano che doveva sbaragliare il verde pubblico arrivato a skyline da foresta amazzonica, per quanto mi riguarda, non potrebbe aspirare nemmeno ad essere un soldato semplice e lo dovrebbero rimandare a casa se solo qualcuno si adoperasse a fare veramente il suo dovere di controllo su quello che fa questo generale “in tutta la città”. Non è vero innanzitutto che ciò avvenga in tutta Caserta, inutile fare comunicati di magnificenza se la situazione è questa. Avevo sperato che Franco Tontoli pubblicasse su Il Mattino un’ampia gallery fotografica della situazione, avrà avuto da fare. Stamattina non ho fatto fotografie ma mi sono fatto un giro sul viale Sossietta Scialla che piace a tutti (il Policlinico, bla bla bla) ma tutti lo tengono nello schifo più totale. Siepi rapate come capita, con chiazze qui e là che sembrano la mia faccia quando sbaglio a farmi la barba. Siepi stranamente dimenticate ai margini del viale principale. Munnezza dappertutto, dentro e fuori le siepi. La rotatoria di fronte alla ditta di Massimiliano Marzo cosparsa di bottiglie di plastica alla faccia dei risultati della differenziata sulla quale si sproloquia da almeno un ventennio. E questo solo lì. Questo generale, chi lo controlla? Nessuno, altrimenti gli avrebbero già tolto le stellette. Nessuno, nemmeno i consiglieri comunali di opposizione come dovrebbero e potrebbero.

I quattro dell’Ave Marino. Diventerebbero cinque, non si sa ancora bene, ma il risultato non cambierà di molto. La vicesindaca Grassia per la quali tutti si sperticano in lodi? Desaparecida dai radar, almeno sulla storia della scuola di via Roma da abbattere, silente anche con i genitori degli alunni. Il generale Sessa? Già in scia con i suoi predecessori sulla “moria di pesci” tra le risorse umane dei vigili urbani. Inquietante – almeno per me -, il verbo “attanagliare” che lo accomuna a chi per anni ha affermato solo intenti e propositi su una mala movida finita nelle notti scorsi a lambire lo stesso selciato che due anni fa si macchiò del sangue di un ragazzo ucciso. Il piano della discussione politico-amministrativa-giornalistica è quello dei misuratori di acustica di cui dotare gli agenti della Municipale. Ove mai saranno acquistati e usati, prevedo facilmente decine di avvocati a fregarsi le mani prima di fare una sfilza di ricorsi contro le sanzioni che verrebbero comminate. Gli altri assessori? Studiano, buon per loro.

Guardar le stelle. i consiglieri comunali, di maggioranza o opposizione “è uguaglio”, guardano le stelle. O le telecamere, che è la stessa cosa. In piazza Padre Pio ci sono o non ci sono? Funzionano o non funzionano? Servirono o non servirono a identificare e punire (come?) i precedenti vandali? Non si sa, non lo sa nessuno, lo chiedono con nome e cognome che escono sui giornali, che li fanno tanto contenti di “uscire”. Segnatevi i nomi di tutti questi consiglieri. Ricordateveli quando andrete a votare, tra X mesi. Votateli ancora “perché si sono messi a disposizione”, se vi va. Spernacchiateli, allorquando osassero invitarvi a “dargli una mano”, se finalmente vi siete fatti una ragione di cominciare a pensarla diversamente.

La radice è nella superficie. Lo diceva un austriaco del quale dovrò finalmente cominciare a leggere qualche libro. Vale per il verde pubblico che il generale Marshall rasa male come se stesse nel giardino di casa sua invece di stare in una città ove il sindaco gli darà 3mila euro al giorno per tre anni o per le erbacce che l’Isvec non sradica dai bordi dei marciapiedi o dei muri e nessuno le dice niente da anni. Vale per gli assessori dell’Ave Marino e per i consiglieri che guardano le stelle. Vale per il simpaticissimo Anthony Acconcia di cui scriverò a brevissimo. Ma vale per tutti noi.

(Angelo Vitale)