“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

La “seria riflessione” che non c’è mai

Le chiacchiere stanno a zero, spero che non si dia la colpa alle pastiere e ai casatielli. Sono arrivati a Pasqua il verbo del Pd e di Gianpiero Zinzi, nelle ore precedenti avevano sproloquiato in molti, perfino Noi Moderati, forse pronti a entrare nel cartello di centrodestra delle prossime Comunali.

“Serve una seria riflessione”, una delle espressioni più abusate da gente che non ha il senso del ridicolo e si sente legittimata a parlare solo perché miracolata dalla legge elettorale che li ha portati in Parlamento nelle liste bloccate. Nel Pd, ha quasi sempre il corollario “Attendiamo gli atti”, che di solito precede quella più nota: “Si è innocenti fino al terzo grado di giudizio”.

Gianpiero Zinzi (già 55, gridava un post social, i comitati elettorali che appoggiano la sua candidatura “di bandiera” per il dopo De Luca in Regione), non si vuole candidare nuovamente sindaco e sarà “di supporto al centrodestra maturo e rinnovato”. Condivide con Il Mattino, che gli dedica mezza pagina, i suoi pensieri rivolti a un “piano di investimenti per scuole, strade e infrastrutture”, al Policlinico che deve essere da decenni terminato, all’Università (un pallino del padre, un pallino del figlio), alla biblioteca e al cinema che mancano, al Macrico di cui auspica una svolta (da politico con formazione cattolica) e a quello stadio nuovo (che non verrà mai costruito, lo sanno tutti) indicandolo come “fortemente voluto” dalla Casertana. Idee che in una cinquantina degli anni scorsi ho letto in decine di programmi elettorali e che non voglio ora commentare. Limitandomi a dire che, se potessi legiferare, stabilirei dieci anni di lavori forzati a spaccare le pietre per chiunque al mondo usi l’espressione “fortemente voluto”.

Una riflessione su Caserta ha provato a farla don Nicola Lombardi, di cui ricordo una analoga severità verso la gestione della cosa pubblica in anni nei quali, più giovane, iniziava a condividere amicizia e stima con Sandro De Franciscis. Il parroco di Centurano e Parco Cersasola ha detto e scritto cose risapute e affermate da molti, non a caso toni analoghi hanno avuto le omelie pasquali in altre parrocchie di Caserta: “È venuto meno l’impegno personale per il bene comune. Si è concessa la delega in bianco ai politici di turno. Senza vigilanza e partecipazione. Pronti a lamentarsi solo a parole. E non coi fatti, con proposte e proteste organizzate. Tanti giovani costretti ad andare via dalla città per avere un futuro. Da anni la qualità della vita è inferiore a tutte le altre città italiane. Anche la “morte” di questa nostra città è una morte politica. Porta i sigilli dei poteri di questa nostra generazione. Occorre un “risorgimento” cittadino. A partire dai quartieri, dai borghi, dai rioni. Con la costituzione di comitati civici formati dai soli cittadini”.

Lo ha attaccato, con toni aspri accusandolo di strumentalizzazione di fomentare l’anti-politica, l’ormai ex consigliere comunale Gianluca Iannucci, tempo fa si sarebbe detto per sintetizzare una “espressione elettorale del quartiere”. Quel quartiere dove, per l’assenza di una concreta interlocuzione con l’amministrazione Marino, mesi fa i cittadini si sono organizzati in un comitato per combatterne il degrado, a partire da un’antenna installata solo perché in Comune non si era aperta per tempo una pec dell’operatore telefonico che la gestisce. Di Iannucci, che conosco da un po’ di anni, mi piacciono la sua ottima cucina, la sua incasinata curiosità intellettuale e il suo abituale piglio che gli ha fatto centinaia di nemici. Ma non – ho provato pure a dirglielo – l’esito finale di molte sue iniziative. Questa volta, come fa quasi sempre, è stato a sentire solo ciò che il sentimento del momento gli suggeriva. E ha sbagliato. Una polemica, a ben vedere e conoscendo un po’ Caserta, che sarà presto archiviata.

Intanto, i capibastone di Caserta già lavorano sul mercato delle preferenze offerte innanzitutto dagli orfanelli del Consiglio sciolto, pronti a riciclarsi in qualunque lista pur di ritornare in Comune.

(Angelo Vitale)