“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

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L’insostenibile leggerezza di Vanvitel.li

Questo post sarà noiosissimo, forse il più noioso mai fatto per questo blog.

Noioso, ma divertentissimo ciò che lo origina.

Ore 7.30 di lunedì. Prendo un caffè ad un tavolino esterno di un bar del corso Trieste, a poche decine di metri da un altro bar solitamente frequentato da avvocati poco impegnati e/o politici e/o politicanti.

Me lo offre un candidato sindaco. Passano una cinquantina di persone, nonostante l’ora. Almeno quaranta lo salutano o le saluta lui.

Passano pure un avvocato grande appassionato di calcio (e un po’ di politica) e il marito di una parlamentare in carica. Ci alziamo in piedi. Chiacchieriamo un po’. L’argomento? A Caserta la politica non esiste. Se lo dicono (pure) loro, un bell’argomento.

Se ne vanno. Torniamo a sederci. Chiacchieriamo ancora, il candidato sindaco mi illustra ciò che intende fare. Cose ormai risapute, nulla di assai preciso. Parla, di più, di chi gli ha già promesso sostegno. Poi, ognuno per la sua strada.

Ore 13 circa di oggi. Un vocale Whatsapp mi annuncia che sono diventato l’addetto stampa di quel candidato sindaco.

Me lo manda un grande camperista, persona stimatissima cui ritengo di voler bene anche perché mi parla continuamente di mio padre, valentissimo dirigente di una affermata società. Stavo per scrivere “controllata” dal Comune. Avrei sbagliato. Semmai è vero il contrario.

Un’offesa all’intelligenza di quel candidato sindaco, questo vocale. Se si pensa questo di quel candidato sindaco, evidentemente non è unanimemente apprezzato in città come si dice.

Una barzelletta, detta da chi non sa che quel candidato sindaco è già attorniato da giornalisti con la g maiuscola e da spin doctor rinomatissimi di carattere nazionale. Oltre che da tanti giornalisti casertani che lo abbracciano, lo baciano, lo intervistano e per ora sono accomodantissimi nei suoi confronti.

Una barzelletta detta da chi non mi conosce bene. Sono oltremodo divisivo, assai antipatico, le mie note stampa per quel candidato sindaco non le pubblicherebbe quasi nessuno, se non a pagamento. Con me, butterebbe i suoi soldi.

Una doppia barzelletta: tengo che fffà quasi h24, sono pensionato e lavoro per un giornale non locale, regolarmente assunto da chi lo edita.

E poi faccio, per mia necessità, Vanvitel.li. Che è un blog. Serve a “scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire”. Perché Caserta è un romanzo.

Una tripla barzelletta. Chi dice ‘sta cosa non legge i post di Vanvitel.li ( o forse li scrivo in maniera troppo astrusa). Chi dice ‘sta cosa non sa cosa ho scritto finora di quel candidato e delle sue voglie, tirando in ballo perfino la “vigna del Signore”.

Devo ancora scrivere di Villa Giaquinto, del tpl “fantasma”, di nuovo della voragine di San Leucio e di tante altre cose. Sto inseguendo un deputato evidentemente (per me) irraggiungibile, perché gli voglio fare qualche domanda. Ho appena contattato un altro politico locale perché gli voglio chiedere perché usiamo tanto le automobili.

E invece ora ho fatto questo post.

Facciamoci due risate. “Andare sino in fondo a certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa” di cui è fatta questa città.

Aveva ragione il Milan. Che ovviamente non è la squadra dei rossoneri.

(Angelo Vitale)

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