“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

Il “nuovo Pinto”: sta arrivando, ma non c’è/1

“Lo stadio che sta arrivando, tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità”. Parafraso Lucio Dalla ma mi devo correggere subito. Lo stadio non sta arrivando. E io già mi sono “preparato” a scriverne e ho cominciato a farlo, a proposito dello striscione “irrequieto” di un “tifo non organizzato”, come ha opportunamente precisato Il Mattino. Il quotidiano, da allora, ne scrive un giorno sì e l’altro pure. La questione “monta”.

E improvvisamente diventa assai evidente che “le parole contano”. Io ne sono convintissimo.

Qui siamo a Caserta e la vicenda del “Pinto che verrà”, di personaggi è piena. Anche di carte, per la verità. Quelle che conterrebbero una possibile verità non ancora nota a tutti se le tengono strette i succitati “personaggi”. Talvolta, le hanno firmate a favore di telecamere, di fotografi e dell’ambiente giornalistico più variegato. Perfino – me ne sto meravigliando da giorni, da quando sono alla ricerca di notizie su questa storia – costituito dai più noti quotidiani sportivi. Sta diventando prassi comune, ma questa è un’altra storia, fare copia&incolla dalle più diverse note stampa, anche sui giornali che molti italiani si ostinano a definire prestigiosi e accorsati.

Il “meraviglioso” Pinto che arriverà non c’è ancora. Nell’area dello stadio non è entrato nessun mezzo meccanico, all’esterno di esso non è stato affisso nessun cartello (obbligatorio per legge). Non c’è nessun cantiere. Si può dire. Non c’è lesa maestà del tifo “antifascista” o possibile traccia di diffamazione, se lo si scrive. E infatti lo si legge sempre più spesso. La sfida più divertente, allora, è attenersi ai fatti, alle notizie, alle “parole”, a ciò che fuori di Caserta si riesce ad appurare e raccontare.

La notizia più recente, tutta Made in Caserta, è che Carlo Marino e Giuseppe D’Agostino si parlano a mezzo stampa. Singolare, per il sindaco e il presidente del principale club di calcio della città: si sono visti e incontrati decine di volte, concordando dichiarazioni comuni o veicolando le parole di entrambi verso gli organi di informazione. Che è successo? Non voglio indagare oltre, sarà banalmente accaduto che non sono riusciti a vedersi.

La parola d’ordine è “tranquillizzare” la piazza. Il sindaco è alle prese con un terremoto giudiziario che gli ha sbaragliato un pezzo sostanziale della giunta, deve tenere a bada la sua maggioranza e pure pensare a rispondere ai furbi manifesti del centrodestra che utilizzano i colori rossoblu per invitarlo ad andarsene a casa.

E allora Marino conferma al Mattino che gli “sembra” tutto a posto: il cantiere sicuramente partirà. Per quanto abbia appreso lui, i materiali sono stati “ordinati”: il cantiere partirà. Sarebbe “paradossale” aver sprecato tutto questo tempo, dopo che il Comune ha fatto “tutto” quello che andava fatto.

Compare in scena pure il questore, proprio citato da Marino. Ha dato un suo “parere”. Però serve altra documentazione, allo stato non consegnata. Carlo Marino è bravissimo. Rassicura i casertani e i tifosi, ma poi fa capire: se qualcosa non andrà avanti, io non c’entro, la colpa non è mia. L’obiettivo di D’Agostino, negli anni passati un super-esperto (con l’amministrazione Marino) in pareri di sicurezza ottenuti all’ultimo momento dopo uno o più sopralluoghi, è stato dichiarato più volte: il cantiere del nuovo Pinto partirà e la Casertana non perderà nessuna partita giocata in casa.

Non voglio malignare, non voglio insistere, voglio crederci: come potrebbe partire con un minimo di decenza una “campagna abbonamenti” senza questo obiettivo? I prossimi giorni ci diranno se i materiali ordinati saranno arrivati, se le transenne saranno state posizionate, se il “cantiere” del “nuovo Pinto” sarà stato almeno ufficialmente battezzato, se la questura darà definitivamente il suo “parere positivo” per far giocare la squadra e le sue antagoniste a ridosso del “cantiere”.

Quello che nascerà non sarà “un villino”, è quasi sbottato giorni fa Antonio Ciuffarella, principale artefice di questa operazione, legato a doppio filo a D’Agostino. Ci vuole il tempo che ci vuole, del resto “ci abbiamo messo quattro anni, a Caserta. Ma l’operazione, alla fine, è finalmente partita”, diceva più o meno un altro dei personaggi di questa vicenda in un’intervista radio del febbraio di quest’anno. Non vi dico ancora chi è. E per ora concludo dicendovi che, in tutte le notizie diffuse su questa ed altre storie, Caserta è la “madre” di tutti gli stadi, il “nuovo Pinto” è il battistrada di tutti i prossimi stadi che Ciuffarella vuole realizzare in Italia. Caserta è la “Terra Santa” di una crociata partita in nome dell’aggregazione sociale, per il bene delle città, del loro futuro e del loro sviluppo economico. Da Caserta si sono diramate tutte le azioni arrivate in ogni parte d’Italia per convincere amministrazioni, club e tifosi. Finora, come nella nostra città, non è partito nessun cantiere. E talvolta, con le amministrazioni locali, la cosa si è messa pure male. Qui a Caserta non lo ha raccontato ancora nessuno.

(Angelo Vitale)