“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Pronto, sono Maria Carolina d’Asburgo-Lorena…”

Si stanno passando il mio numero l’un con l’altro. “Maestà, buongiorno!”. “Buongiorno, caro. Volevo ringraziarti. Se non fosse stato per la tua birbanteria, non avrei appreso di questa tazza. Sai, non sono adusa a leggere frequentemente le gazzette locali, mi annoia a morte l’eco di certe prone incertezze…”.

“Maestà, voi mi confondete… a cosa devo il piacere?”. “Caro, volevo anticiparti di aver chiesto a Gennaro, giovanotto valente e di rara cultura, di adoperarsi affinché siano completati e innovati i servizi igienici della Reggia. Saprai di certo della miglioria che introdussi con il bidet. Mi pare indispensabile ora, dopo la tazza, che sia trovato spazio a Palazzo Reale per l’invenzione del dottor Merry Delabost che non feci a tempo a conoscere nella mia vita”.

“Maestà, ma la tazza di cui si parla da giorni non è quella che pensate voi…e poi, siete sicura che la miglioria possa avvenire? Sapete, le norme di legge…”. Il tono della regina si è fatto puntuto: “Caro, io la tengo d’occhio la ricciolina che ama riavviarsi i capelli durante le interviste esclusive e si diletta, non so immaginare con quali risultati, con stoffe e merletti. Proprio ieri con Emma commentavamo sottovoce questa novella, trattenendo a stento di esplicitare il nostro pensiero per carità di patria”.

“Maestà, grazie per lo scoop!”. “Grazie a te, caro. Non indugiare a gridare “il re è nudo!”, le vostre contrade ne hanno bisogno come il pane”. “Maestà, pure “la regina è nuda!”?”. “Vuoi farmi arrossire, caro. Ma sai bene che è un modo di dire. E che mi riferisco ai pezzenti che hanno sostituito i nobili a Caserta, immaginandosi potenti solo perché hanno imparato male qualche parola d’inglese”.

(Angelo Vitale, su suggerimento di un amico dalla finissima penna)

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