“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Pronto, sono Manfredo Manfredi…”

Ho dovuto prendere tempo, consultando velocemente il pc per capire chi era. Fatelo pure voi, così aumentiamo l’alfabetizzazione digitale in città. E diminuiamo pure, mettiamocelo, “il mismatch” che piace tanto a Carlo Marino. E fa bene a insistere, con questi termini. Gutta cavat lapidem. Se ci è riuscita la perdita d’acqua nel cimitero, ci riuscirà pure il sindaco con i consiglieri “figli di borgata”.

“Senta, io l’ho chiamata giusto per cortesia, non mi faccia spazientire!”.

Mi scusi, architetto. Divagavo come al solito. “L’ho chiamata perché il collega Vanvitelli mi ha parlato tanto bene di lei. Mi ha detto: è antipatico a molti, quasi a tutti. Ma puoi confidarti, Manfredo. Farà buon uso delle tue rimostranze”.

Mi dica… “Deve sapere che qui non se ne può più, cerchi di aiutarci. Le centraliniste hanno imparato a riconoscere la sua voce e attaccano subito o fanno tu tu tu con la voce, per fare prima. Quel povero Nicola Molteni è stressatissimo, non ce la fa più…”.

Ma che succede, architetto? Con chi ce l’ha? “Succede che ‘sto benedetto giovanotto di Caserta s’era quasi accampato nell’anticamera del ministro. E il ministro, per evitarlo, si è dovuto affidare perfino a quelli dell’edilizia acrobatica per tagliare la corda. Alla fine, ha ceduto. Così domattina la Commissione d’accesso si insedierà a Palazzo Castropignano, “con urgenza”, il sindaco ha dovuto richiamare dirigenti e impiegati dalle ferie. Però non so quanto resisteranno, gli 007, con questa “chaleur”. Poi torneranno al mare, almeno per Ferragosto. Diamine! Saranno agenti segreti, ma hanno pure loro una famiglia in vacanza da accudire. Tutta colpa di questo giovanotto”.

Architetto, non posso aiutarla. Il giovanotto, come lo chiama lei, mi manda sempre gli auguri di Natale, Pasqua e buon onomastico – per essere educato, è educato e pure cordiale nelle occasioni pubbliche in cui l’ho incontrato – ma poi non risponde mai ai miei messaggi. Ha troppo da fare, lo capisco. Me ne sono fatto una ragione. E così la notte dormo come un angioletto. Che poi, modestamente, sarebbe il mio nome o almeno come mi chiamano da sempre quelli che mi vogliono bene. Ma sul serio, non per far vedere sotto il Comune solo perché mi ha salutato con sincerità un “ragazzo di borgata”, come mi è accaduto qualche giorno fa.

“Come la capisco. Va bene, la saluto. Mi venga a trovare al Viminale, le farò vedere il fosso che si è fatto nel divanetto dell’anticamera del ministro”.

(Angelo Vitale)

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