“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. *

“Io camorrista? Gli altri tengono una montagna di fetenzie nascoste”

Mi citofonano alle 5 del mattino. Non può essere il corriere di Amazon. I carabinieri? “Uagliò, scinne nu mumente, so’ Mario Merola”.

Mi catapulto giù. “Uagliò, nun te faccie perdere tiempe assaie”. Poi si ferma e continua in italiano, a modo suo: “Qui una cosa deve essere chiara, uagliò. Facciamo come se parlassimo di me. Se io sono camorrista – e non a caso parlo di me perché ci andai sotto due volte -, si deve sapere che tutti gli altri tengono una montagna di fetenzie nascoste che devono solo uscire fuori. Perciò lascia perdere i giornali, che scrivono ogni giorno le stesse cose come un disco rotto. Qui la merda è assai. E non sta solo nelle stanze della politica. Quando cantavo io, tutti quanti volevano venire a vedermi aggratiss, a partire dalle persone che contano, che poi sono quelle che tengono più scheletri negli armadi degli altri, fosse pure nu bligliette aggratiss. Informati. Mo’ fammenn’ì, ché tengo un concerto a Castellammare”.

Me ne sono tornato a casa e ora ve lo sto raccontando. Anche questa sarà una giornata lunga. Mi devo “informare”, come ha detto Merola.

(Angelo Vitale)

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